03/08/2009
» fioravanti è un uomo libero, finita la libertà condizionata.
I condannati si proclamano innocenti, ma non è questo che conta. Conta piuttosto che, anche a volerla prendere per buona, quella sentenza non racconta tutta la verità. Ne manca comunque un pezzo. Se pure quei tre «ragazzini » avessero messo la bomba (e non si capisce con quale movente), non ci sono i mandanti né gli intermediari che avrebbero reclutato la manovalanza. Quelli ipotizzati nelle in chieste sono stati assolti nei processi che, sentenza dopo sentenza, perdevano ogni volta un pezzo; e le condanne dei depistatori non spiegano tutti i buchi rimasti vuoti. Le sentenze definitive, insomma, non possono accontentare chi pretende giustizia per i morti del 2 agosto e continua a chiedere che tutti i veli vengano sollevati. Difficilmente la sempre invocata caduta dei segreti di Stato — peraltro mai comparsi in questa vicenda — potrà aggiungere nuovi tasselli; così come, sull’altro fronte, sembra complicato che la pista «medio-orientale», alternativa a quella neofascista, possa arrivare a riaprire il caso di fronte a nuovi giudici. Eppure servono conclusioni più complete. O più convincenti. Anche se il tempo passa, e nel frattempo i colpevoli ufficiali chiudono i conti con la giustizia. Alla prossima celebrazione saranno passati trent’anni, ma la verità sulla strage di Bo logna ancora non c’è.
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